pubblicato da luca, il 16 Feb 2010
Se il trend tribale non è stato dominante nelle passate stagioni esso ha avuto comunque una sua continuità, variando di volta in volta naturalmente l'ispirazione e le suggestioni etniche da cui prendeva ispirazione. Sia nei disegni dei tessuti, nelle acconciature, e soprattutto negli accessori, talvolta ripescati, senza nulla cambiare, da monili ed orpelli di antiche e moderne popolazioni indigene.
Anche quest'anno la sensibilità per tutto ciò che è etnico e tribale sembra rimanere una costante, come dimostra il recente servizio curato da Vogue Germania con protagonista una delle modelle più in voga della stagione, Anne Vyalitsyna.
Uno stile un po' spurio, che, dopo le passate stagioni passate a setacciare culture africane, ed asiatiche, quest'anno si orienta verso un look in pieno stile nativo americano.
Più che dai veri e propri costumi dei nativi americani però, di cui resta chiara la fonte d'ispirazione, il servizio richiama più un generico mondo del West, un po' da cartolina, un po' cinematografico.

Proponendo un mix di abiti, giacche da uomo, gessati, costumi da quacchero e da sacerdote mormone, candide camice bianche e cravattine che si accompagnano ad accessori più decisamente etnici: penne e collane, frange e bracciali. Da notare anche le acconciature, che danno al tutto un certo gusto retrò, con alte chiome elaborate e scolpite alla moda degli anni '80, e le trecce, anch'esse un chiaro riferimento alle acconciature dei nativi americani ed anche queste di gusto leggermente retrò, un po' alla maniera della celebre Bo Derek, una diva cinematografica che aveva avuto un certo successo negli anni '80 prima di finire nel dimenticatoio.
Il tribale resta lo strumento d'eccellenza, e non solo per gli stilisti, per evocare un mondo metropolitano in cui, malgrado la modernità, soprattutto nella cultura giovanile e di strada, i segni, gli accessori ed un determinato stile permettono a chi li indossa di manifestare apertamente, visivamente, e dal primo sguardo la sua appartenenza comunitaria, sia che si tratti di una gang di strada, di un gruppo di fans, di una subcultura giovanile.

Gli abiti danno l'impressione di una ricerca puntata sull'informalità ed il casual, un disordine, magari studiato, che insiste più che sulla rigorosità formale e sull'accentuazione delle forme del copro femminile, sulla comodità, anche impiegando tagli in genere appartenenti alla sartoria maschile. Commistione di genere ed abiti unisex, a rivendicare, anche visivamente, la libertà di poter spaziare ad ampio raggio nella scelta dello stile e degli abiti privilegiando, più che il linguaggio della seduzione, quello dell'indipendenza e dell'aggressività guerriera.
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